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“Allarmi Expo non colti E l’ombra della mafia sui precari nella scuola”

Dalla Chiesa denuncia le nuove mire dei clan e infiltrazioni nella pubblica amministrazione

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Il «film complessivo di Expo 2015 non è stato di certo quello che i clan si erano immaginati». Ma nella sesta e ultima relazione firmata da Nando Dalla Chiesa come presidente del Comitato Antimafia creato nel 2011 dall’ex sindaco Giuliano Pisapia si legge che «non è arbitrario ritenere che proprio un clima inizialmente meno attento del necessario al contesto in cui il progetto si andava realizzando abbia favorito gli episodi di corruzione poi contestati dalla magistratura».

Prima di passare il testimone ieri in Sala Alessi alla neo presidente Carmen Manfredda – davanti a Pisapia e al sindaco Beppe Sala, ex commissario Expo – ha ripercorso la storia di luci e ombre sul 2015 e lanciato più campanelli d’allarme sul rischio di infiltrazioni mafiose: Ortomercato, «assunzioni anomale» e le «chiamate irregolari di personale precario nella pubblica amministrazione, compresa la scuola», cantieri della metropolitana e future «cittadelle» immobiliari.

LE OMBRE SUL 20I5

I clan sognavano una «cavalcata quasi indisturbata» in una giungla di appalti, subappalti e servizi anche fuori dai cancelli della grande Esposizione (campi da calcio, palazzetti, chiusini fognari), e «questo in gran paret non si è verificato». Dall’inizio dei lavori di Expo fino alla metà dello scorso mese di maggio la prefettura di Milano ha attivato provvedimenti interdittivi nei confronti di 98 imprese sospette. Dalla Chiesa riconosce che col tempo si sono alzati i livelli di guardia. Ma in tanti passaggi del suo discorso ha denunciato (come aveva già fatto in passato) la difficoltà del Comitato a trovare ascolto e collaborazione da parte della società e degli enti coinvolti. Ricorda la «ripetuta preoccupazione degli imprenditori che troppi controlli potessero rallentare i lavori», il «dilemma legalità-puntualità». Acqua fresca sono sembrate dunque le «strategie di rasserenamento», i protocolli antimafia e «i controlli minuziosi ed efficienti dei lavori, dalla rilevazione degli ingressi dei mezzi sul sito alle ispezioni sul campo hanno mostrato nel giro di pochi mesi i loro limiti». «Sembrava avere la meglio l’esigenza di arrivare in tempo all’appuntamento del 2015», ricorda che le ispezioni sul campo di speciali reparti interforze nel 2012 sono state irrisorie, tre in un anno. Il Comitato «si trovava di fronte a una realtà abbastanza diversa da quella che veniva descritta dalla (ottimistica) rappresentazione pubblica» e «nella difficoltà di acquisire documenti». Precisa che «non è affatto detto che l’insofferenza di alcune strutture di Expo ai controlli in punta di fatto siano effetto di atteggiamenti compiacenti versoi clan, ma discendono credibilmente quasi sempre da un cima generale di rimozione o sottovalutazione del fenomeno». Ma «lo sviluppo di controlli adeguati alle dimensioni dell’opera e al rischio mafioso non è stato facile, il sistema nel suo insieme avrebbe dovuto avere anticorpi più robusti». E tiene a ricordare che non fu ascoltato «l’allarme fondatissimo sull’allestimento dei padiglioni stranieri» finiti sotto inchiesta.

I PRECARI COME «PEDINE»

L’Antimafia punta l’attenzione sui nuovi scenari. L’infiltrazione mafioso nel movimento terra e nelle vendite ambulanti con autonegozi, occhio alle «chiamate irregolari di personale precario nella pubblica amministrazione, compresa la scuola» – pedine da muovere e riconoscenti- o alle «carriere politicamente appoggiate dentro le grandi strutture di pubblico servizio», il «proliferare delle sale giochi» e cita «l’Ortomercato, nonostante i miglioramenti introdotti». Tra i quartieri più a rischio cita Bruzzano e Niguarda, Comasina, Quarto Oggiaro e ancora l’area dell’Ortomercato.

TRA COSA NOSTRA E CINESI

Il Comitato parla di natura dominante della ‘ndrangheta calabrese, ma anche della «rinnovata capacità di elementi e interessi di Cosa Nostra» in particolare su lavori pubblici, grande distribuzione, ristoranti di lusso. E segnala l’incremento delle organizzazioni straniere. Quella cinese è nata a Chinatowb ma si è allargata sul territorio, a partire da via Padova e anche in provincia. Attiva nel traffico di stupefacenti e delle anfetamine d produzione cinese. Cresce la criminalità di origine balcanica, la più strutturata è quella albanese (dalla pr*stituzione allo spaccio di stupefacenti) e si affiancano gruppi serbi, montenegrini e kosovari. E sul mercato della droga si sono affacciati da tempo i nigeriani.

 

Fonte: ilgiornale.it

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