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Antonella Salimbene: “La mia Azzurra è morta di meningite, ora combatto per lei. I medici anti-vaccini”

La campagna social di una mamma in lutto: “Giusto radiare dall’Ordine i pediatri contrari”155139198-d935816c-e221-46a4-ad61-10f69f2943d6

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“MIA FIGLIA se ne è andata in poche ore, senza che per lei ci fosse nulla da fare. Abbiamo donato tutti i suoi organi, tranne le cornee: Azzurra aveva gli occhi che ridevano, non me la sono sentita di donare anche quelli. Tutto il resto, però, sì: ho pensato ai genitori di quei bambini in attesa di trapianto, e all’enorme sofferenza di quelle famiglie. La nostra stessa sofferenza, con l’unica differenza che nel nostro caso non c’era più un rimedio, mentre nel loro sì”. Antonella Salimbene ha 38 anni, con il marito Vito e i due figli minori, una bimba e un bimbo, vive a Casalmaiocco, in provincia di Lodi. E ogni giorno, dal marzo del 2014, combatte contro i medici “anti- vax”, e fa campagne informative per convincere altri genitori a vaccinare i loro figli. Lei che la sua prima bimba, Azzurra, l’ha persa a causa di una meningite due anni fa. Aveva 11 anni, e non era stata vaccinata per il Meningococco C: “È per questo che ora il mio obiettivo è evitare che casi come quello di Azzurra si ripetano. E che tutti quei medici che sconsigliano le vaccinazioni siano puniti: per questo, sono assolutamente a favore della decisione dell’Ordine dei medici di radiare i medici “anti- vax”. I vaccini sono sicuri, chi porta un camice bianco non può dire il contrario e fare cattiva informazione”.

Perché Azzurra non aveva fatto il vaccino per la meningite?
“Perché la pediatra lo aveva sconsigliato. Azzurra aveva fatto tutte le vaccinazioni obbligatorie. Quando è arrivato il momento di fare quella contro il Meningococco C, che rientra tra quelle raccomandate e si fa al compimento del primo anno di vita, la dottoressa mi disse che secondo lei non c’era bisogno di farla. Che lei stessa, ai suoi figli, non l’aveva fatta fare: mi sono fidata. Purtroppo, a posteriori, ho capito che non avrei dovuto. Mia figlia sarebbe ancora viva se avesse fatto quel vaccino”.

Quando si è ammalata?
“Il 19 marzo del 2014. Era la Festa del papà: il giorno prima ero andata a prenderla in anticipo a scuola perché si sentiva poco bene. Aveva un po’ di febbriciattola, ma non sembrava nulla di serio. Quella mattina lei e la sorella più piccola si sono alzate e hanno chiamato il padre per cantargli tanti auguri. Subito dopo ho accompagnato la piccola all’asilo, mentre Azzurra è rimasta con la nonna. Quando sono tornata, aveva la febbre alta e un gran mal di testa. Non c’è stato neanche il tempo di farla mettere a letto: ha perso i sensi e l’abbiamo portata in ospedale, dove è stata ricoverata in rianimazione”.

È stato allora che i medici hanno capito che si trattava di meningite?
“Sì. Le hanno fatto un prelievo del liquor e hanno rilevato la presenza dei batteri. Ormai, però, non c’era più nulla da fare: l’indomani, dopo aver parlato con i medici, abbiamo deciso di procedere con la donazione degli organi”.

Si è sentita in colpa per non averla vaccinata?
“Mi sono sentita responsabile, sì. Perché mi sono fidata di quella pediatra, e ho fatto male. Oltretutto, ho scoperto che la posizione di quella dottoressa non è rara: tanti altri genitori mi hanno raccontato che il loro pediatra gli ha sconsigliato la vaccinazione contro il Meningococco. Un’assurdità. Un dottore deve garantire il diritto alla salute dei bambini. Non metterli in pericolo sulla base di teorie che sono state smentite ampiamente: per diffondere quelle purtroppo già bastano i social”.

In che senso?
“Che in Rete si legge di tutto, soprattutto teorie strampalate prive di contenuto scientifico. Ma delle quali tanti si fidano. È anche per questo che io e mio marito abbiamo fondato l’associazione “Un bacio ad Azzurra”: per ricordare nostra figlia, e diffondere informazioni corrette sui vaccini”.

Dall’associazione è nata una campagna social: chi si vaccina posta una foto mentre è dal medico, con un foglio con su scritto “Per Azzurra”.

“Sì. Il nostro obiettivo è far capire che le vaccinazioni sono sicure, ed evitare così che altri bambini muoiano per una malattia che può essere prevenuta. Il medico, questo, deve essere il primo a garantirlo: non può fare campagna “contro”, è inaccettabile”.
Fonte: repubblica.it

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