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Autista di bus aggredita per la seconda volta da africani nel Bresciano: “Ho paura”

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All’inizio del mese di ottobre Nadia Giuzzi, autista della compagnia Apam sulla linea di trasporto pubblico Carpenedolo-Montichiari, aveva dovuto richiedere l’intervento dei carabinieri a causa delle intemperanze da parte di un gruppo di extracomunitari. La gang di africani, oltre ad aver terrorizzato tutti i passeggeri dell’autobus, aveva anche rivolto insulti e minacce alla conducente. L’episodio si era risolto con l’arrivo dei militari dell’Arma, che erano riusciti a riportare la calma e avevano diffidato i giovani protagonisti dell’aggressione. Dopo una sosta di 45 minuti, la corriera era potuta ripartire e l’avvenimento sembrava essersi concluso.

Poche settimane dopo invece, mercoledì 26 ottobre, uno dei protagonisti di quella vicenda è salito, alla fermata di Carpenedolo, sul pullman guidato sempre da Nadia Giuzzi. L’africano si è rifiutato di mostrare il tagliando di viaggio alla donna, e ha iniziato ad insultarla pesantemente rifiutandosi di scendere. Lei ha cercato inutilmente di chiamare la direzione Apam, la polizia locale di Carpenedolo e di Montichiari e i carabinieri, ma alla fine ha ripreso il viaggio finché, a Montichiari, lo straniero si è avventato contro di lei spintonandola e colpendola al collo e a un braccio.

La donna ha dovuto attendere un quarto d’ora prima di calmarsi e riuscire a ripartire, proseguendo il suo lavoro e andando a prelevare un portatore di handicap che aveva prenotato il viaggio. Dopo una notte insonne, l’indomani Nadia Giuzzi si è recata presso l’ospedale di Montichiari, dove i medici le hanno prescritto cinque giorni di riposo per riprendersi dalle percosse, fisiche e psicologiche.

La Giuzzi ha denunciato sulla stampa locale la frustrazione e la paura per una situazione insostenibile: “Noi autisti siamo molto esposti. Le motivazioni per cui mi aggrediscono sono sempre le stesse. Io cerco di fare il mio lavoro chiedendo il tesserino di riconoscimento, dopo aver capito che l’abbonamento che mi mostrano non è valido“. Non è da escludere che il secondo episodio di violenza possa rappresentare una vendetta, perpetrata ai danni della lavoratrice.

 

Fonte: il populista.it

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