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COLPA DELL’AUTISTA? IL VIDEO DEL CROLLO DEL CAVALCAVIA: LE IMMAGINI DALLA TELECAMERA DELL’ANAS

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“Quel tir pesava 108 tonnellate e non era autorizzato a transitare”. Il giorno dopo il disastro della Ss36 Lecco-Milano, dove un cavalcavia è crollato schiacciando un’auto e provocando un morto e 5 feriti, è l’Anas a rendere pubblico il video del momento del drammatico incidente, sottolineando come la responsabilità del crollo sia in parte anche dell’autista del camion, che nel filmato sembra procedere quasi a passo d’uomo sul viadotto. Resta vivissima però la polemica tra la stessa Anas e la Provincia di Lecco, con la questione del sopralluogo avvenuti nel primo pomeriggio di venerdì, 4 ore prima del crollo, e il rimpallo di responsabilità su chi avrebbe dovuto imporre la chiusura del tratto stradale.

“Mi è arrivata alle 13.30 una chiamata dalla sala operativa per venire al km 41.200 perché era stata segnalata la caduta di calcinacci dal viadotto – ha spiegato il cantoniere dell’Anas Tindaro Sauta -. Io mi trovavo a qualche chilometro da qua, a Garbagnate, mi sono subito precipitato. Dopodiché è arrivata la polizia stradale, a cui ho comunicato che avrei chiuso la corsia di marcia per i calcinacci e avrei contattato i miei superiori per fare un sopralluogo e decidere il da farsi”. È stato lui il primo a dare l’allarme nel pomeriggio. “La statale – ha aggiunto – contatta la Provincia e io dico che serve chiudere anche di sopra (sp 49, ndr), non far passare nessuno. Arrivano due addetti della Provincia a cui dico: Secondo me, bisogna chiudere, almeno un paio d’ore, finché capiscono i miei superiori di che cosa si tratta. Un funzionario della provincia mi dice: Ma sa, ci vogliono due righe scritte, l’ordinanza. Rispondo: Io non faccio righe scritte o ordinanza. Secondo me, la strada è da chiudere, perché potrebbe esserci qualche problema. Ma io mio sapere si ferma lì. Per quello ho chiamato i miei superiori”.

“Ho chiuso la corsia con i mezzi che avevo a disposizione al momento. Ho contattato la nostra ditta di manutenzione e avevo già messo l’apposita segnaletica che dirottava il traffico sulla corsia di sorpasso. Io ho visto cadere il viadotto alle 17.20. L’unica cosa che sono riuscito a fare: ho visto una bambina che tiravano fuori da una macchina e mi sono precipitato per dare una mano a chi vedevo che riusciva a venire fuori dalla macchina. Io sono saltato sul guard rail e ho preso in braccio la bambina, dopo che il papà l’aveva tirata fuori dalla macchina, è l’ho portata giù, distante, perché la macchina sembrava che prendesse fuoco. Poi il marito ha preso la moglie e io l’ho presa in braccio e l’ho stesa a terra. Avrei voluto fare di più, tirare su il viadotto con le mie mani, ma non riuscivo”.

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Fonte: italiainmovimento.it

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