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Famiglia italiana vive dentro un box: “Da qui vediamo i profughi in appartamenti nuovi”

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Gorgonzola (Milano) – Un’altra storia di povertà e razzismo contro i cittadini italiani che pagano le tasse. Marito e moglie da sei mesi vivono dentro un box, mentre i clandestini stanno in appartamenti nuovi.

L’affitto è basso, 80 euro al mese. Peccato che la casa sia un box. Da sei mesi una famiglia di tre persone, più il cagnolino Charly, 17 anni, vive in un garage a Gorgonzola, comune della Martesana. Per tutto l’inverno Ermenegildo Vatteroni,55 anni, la moglie Virginia, coetanea, e la figlia ventenne Rachele, hanno utilizzato una stufetta elettrica presa a prestito come termosifone. «Adesso – racconta la ragazza – dormiamo con la saracinesca aperta. Tanto qui lo sanno tutti che non c’è niente da rubare».

Una vicenda paradossale, che comincia quando l’uomo, l’anno scorso, ha perso l’unica fonte di reddito del nucleo familiare, grazie alla collaborazione con una ditta della zona. Lavorando a partita Iva, però, non ha avuto diritto all’indennità di disoccupazione.

Ma non è che la prima delle trappole che la stessa legge ha messo sul cammino della famiglia. La seconda è quella della casa. Una norma regionale introdotta qualche anno fa contro l’immigrazione «selvaggia», prevede che possa far richiesta di un alloggio pubblico solo chi risieda in Lombardia da almeno 5 anni. E i Vatteronisono arrivati da Massa Carrara 3 anni fa. Forestieri, insomma, benché italiani.

Nella duplice tagliola dunque, niente soldi e niente casa, non restava che il box. Per il cibo, racconta Rachele, ci pensa la Caritas con il sacchetto viveri («ce lo facciamo bastare»), per i bagni ci sono i bar, per il sonno un materasso matrimoniale in tre, e per il resto ci si arrangia. Una microfonte di reddito, in realtà, entra in famiglia. Sono i 250 euro al mese che Rachele riceve come indennità per il servizio civile volontario in Comune. Papà riesce di rado a fare qualche lavoretto, da 20 euro al giorno e, sempre grazie al Comune, mamma Virginia ha lavorato per un mese alla mensa scolastica.

«Le scuole adesso sono finite, ma alla ripresa riammetteremo la signora al servizio, magari aumentando il monte ore di lavoro, per dare ulteriore sostegno»,assicura il sindaco Angelo Stucchi. Che, dopo aver dato per un mese un alloggio di fortuna alla famiglia, aveva coinvolto i servizi sociali. Ma la proposta (figlia e mamma in una comunità, papà in un’altra e Charly al canile) era stata respinta senza esitazione dai tre, che vogliono rimanere insieme.

È sempre Rachele a replicare: «Noi non abbiamo nemmeno chiesto una casa, conosciamo la legge,anche se vediamo qui vicino molti profughi ospitati in appartamenti nuovi.Abbiamo chiesto solo un lavoro, per diventare indipendenti e per riconquistare dignità. L’unica proposta è stata quella della mensa di mamma. Circa la divisione, è il contrario di quel che abbiamo bisogno. E vogliamo Charly con noi».

Il cagnolino, che è pure cardiopatico, è assistito da un’associazione animalista (Oita Save The Pets), che lo ha fatto visitare e ha già organizzato una raccolta fondi su facebook per la famiglia. «La situazione – racconta la volontaria Valentina Alongi, sulla propria pagina del social network – è insostenibile e la famiglia deve andar via da lì al più presto. Aiutateci a trovare una stanza, con un bagno e un cucinino in affitto, nella zona di Gorgonzola. Con la colletta possiamo pagare mesi di affitto. Per farlo, c’è però bisogno dell’aiuto di tutti».

Fonte Clicca (QUI)

 

 

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