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Il Bomba sfrutta le imprese e poi non le paga

matteo-renzi

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65 miliardi di euro. Sono i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese fornitrici di beni o servizi. Erano 68 miliardi nel 2008. I dati, elaborati dalla Cgia di Mestre sulle rilevazioni di Banca d’Italia, testimoniano l’ennesimo fallimento di una delle tante rivoluzioni politiche annunciate dal Bomba in questi anni.

Se guardiamo questi debiti nel dettaglio scopriamo anche di peggio: nel 2008 solo 21 miliardi dei 65 totali erano debiti dovuti a ritardi della Pa nel pagamento, mentre gli altri 44 erano fisiologici, perché doveva ancora scadere il termine. Nel 2015, invece, i debiti causati dal ritardo della Pa sono saliti del 62%, a quota 34 miliardi, nonostante una direttiva europea del 2013 abbia fissato il limite massimo di pagamento a 30 giorni (60 per i debiti sanitari). Persino il Governo Berlusconi, in confronto all’attuale, era un fulmine di guerra nel pagare i fornitori.

Nel contesto europeo l’Italia si posiziona come al solito in fondo alla classifica: alla Pa servono in media 131 giorni per saldare i suoi debiti con le imprese (dati 2016), mentre in Francia si scende a meno della metà (58 giorni), nel Regno Unito a meno di un quarto (30 giorni), e in Germania a una piccola frazione (15 giorni).
Va detto che se il Governo è colpevole di giocare con la vita di migliaia di imprese creditrici, la sua colpa più grande è di non mettere in discussione i vincoli di bilancio europei. Già, perché se da una parte l’Unione europea ci punisce con una procedura d’infrazione per i ritardi della Pa, dall’altra il Fiscal Compact e la regola del 3% impediscono all’Italia di uscire dalla stagnazione economica, con la conseguenza che il bilancio pubblico ha sempre maggiori difficoltà a far fronte ai suoi debiti.

Una vera ripresa dell’occupazione, invece, garantirebbe alle casse pubbliche maggior gettito fiscale e quindi più flessibilità per soddisfare le imprese fornitrici. Si innesterebbe un circolo virtuoso che oggi è tecnicamente irrealizzabile.

Nel 2016 per le imprese creditrici, oltre al danno, potrebbe esserci anche la beffa. Dato che il Pil crescerà meno di quanto previsto dal Governo, per tenere in equilibrio i conti pubblici servirà liquidità aggiuntiva. La Cgia teme che lo stock dei debiti della Pa si amplierà proprio per garantire al bilancio pubblico di rimanere in piedi.

Il M5S è deciso a rompere il prima possibile questo circolo vizioso che tiene in ostaggio migliaia di imprese ogni anno, costringendone una buona parte al fallimento. Abbiamo già ottenuto in Parlamento una parziale vittoria, consentendo alle imprese fornitrici di utilizzare i crediti verso la Pa a compensazione delle tasse dovute, ma non ci basta. Il sistema finanziario che soffoca il nostro tessuto produttivo va cambiato dalla A alla Z.

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