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Le forze dell’ordine contro il governo Renzi: “Dov’è la sicurezza?”

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“Serve una riforma, vera, della sicurezza”, con queste parole i sindacati di polizia manifestano la propria contrarietà all’azione del governo Renzi sul contrasto alla criminalità. All’origine dell’agitazione c’è il blocco del contratto degli statali, partito nel 2010 e prorogato anche per il 2015, a cui si aggiungono i tagli imposti dalla spending review. Così le Forze dell’Ordine in Italia, 300mila agenti, 45mila unità in meno di quelle che sarebbero necessarie, sono in continua sofferenza, anche se il comparto costa comunque 20 miliardi di euro l’anno.

Le spese per le forze dell’ordine sono così divise: 5 miliardi vanno all’Arma dei Carabinieri, 105mila dipendenti del Ministero della Difesa, mentre la Polizia di Stato – a sua volta suddivisa al suo interno – dipende dal dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno. Due miliardi di euro costa la Polizia Penitenziaria, che dipende dal Ministero della Giustizia, mentre dal Ministero dell’Economia dipendono i 60mila uomini della Guardia di Finanza, che costano quasi 4 miliardi di euro. Nel frattempo, con l’abolizione del Corpo Forestale dello Stato, gran parte di quei militari passerà all’Arma dei Carabinieri.

Le cifre però non soddisfano i sindacati di polizia, che lamentano sia il personale sotto organico che il blocco del turn over: “Le criticità dell’organico comporta un disagio per gli agenti che, per sopperire alle esigenze d’ufficio, sono costretti a fare doppi turni, a dover rinunciare al riposo settimanale o alle ferie. Autovetture vecchie o inadeguate, strutture fatiscenti, dotazioni come caschi e  giubbetti anti proiettile scaduti o inidonei. Ad esempio per gli agenti donne non ci sono le misure”. Per tutte queste ragioni, il Sap (Sindacato Autonomo di Polizia), il Coisp (Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forza di polizia) e il Sapaf (Sindacato Autonomo Polizia Ambientale Forestale) scenderanno in piazza facendo sentire la loro voce sotto Montecitorio.

Gianni Tonelli del Sap ha evidenziato a Radio Radicale: “La sicurezza è la prima preoccupazione dei cittadini ma non è né efficiente né funzionale. E’ un problema che va affrontato: c’è il progetto di chiudere oltre duecento uffici della pubblica sicurezza, un progetto inziato con Monti ma che è stato avversato anche a costo di scioperi.  Le strutture della polizia sono fatiscenti, basta anche guardare i fondi annuali per le divise, con un taglio da 90milioni di euro a 15,8, una mannaia, non un taglio lineare. Mancano 45mila uomini, questo il costo della spending review. Non si è provveduto a fare una riforma della pubblica sicurezza, ma si è scelto di accorpare la forza più piccola, quella della forestale che conta poco più di mille uomini, spacciandola per una grande rivoluzione invece è una grande patacca. Militarizzare una forza civile non ha senso”.

Quindi ha ricordato: “Contro la rottamazione dell’apparato di sicurezza,  il governo ha detto che le risorse per il rinnovo contrattuale sono 900 milioni di euro per tutto il pubblico impiego. Servirebbero dai 7 ai 9 miliardi per finanziare il rinnovo del contratto che è invece bloccato, nonostante sia passo un anno e mezzo dalla sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato illeggittimo il blocco del rinnovo, ora il governo vuole risolvere la questione con 30 euro.  E’ un problema di dignità. Non parliamo di 80 euro una tantum, un lavoro nero legalizzato, inoltre manca il meccanismo della previdenza complementare”. Tonelli ha concluso: “Gli slogan e gli spot da campagna elettorale non ci interessano. La sicurezza non si realizza con le chiacchiere: l’assenza di agenti sul territorio comporta una minore prevenzione del crimine e di conseguenza fa aumentare i reati. Vogliamo risposte e azioni concrete”.

Fonte: direttanews.it

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