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LE PIAZZE SONO VUOTE E LE URNE ANCHE PEGGIO: TUTTI I GUAI DI RENZI

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Roma – C’era una volta l’equazione piazze piene, urne vuote. La profezia, firmata da Pietro Nenni durante la campagna del Fronte popolare nell’aprile 1948, non sembra però reggere alla prova dell’attualità.

Come dimostra la manifestazione del Pd di Piazza del Popolo, se le urne vengono disertate da un crescente numero di italiani – come avvenuto nelle ultime Amministrative – anche le piazze non scherzano e neppure l’oliatissima macchina organizzativa del Pd riesce a colmare i vuoti e a far girare il motore della mobilitazione politica.

«La piazza è del Popolo» recitava lo slogan della manifestazione renziana per il «Sì». Ma ai piedi del Pincio compaiono poche migliaia di persone, faticosamente radunate da tutta Italia attraverso la vasta rete organizzativa del primo partito italiano. C’è chi su twitter fa notare che in quella piazza «c’è più gente in un sabato di saldi».

Un flop per il quale – dalle parti della sinistra – non è facile trovare precedenti e che costringe le tv a riprese televisive dal basso, suggerisce agli organizzatori l’uso intensivo delle bandiere offerte ai partecipanti (con tante di aste rimaste a terra per mancanza di mani a cui farle sollevare) e un palco molto grande posizionato non nella parte estrema della piazza, ma piuttosto avanzato con un’ampia area di rispetto tra gli oratori e il pubblico.

Il tutto nel tentativo di coprire i vuoti e riempire gli schermi. Ma la bandiera rossa (o bianca, rossa e verde come da colori piddini di ordinanza) questa volta non può davvero trionfare e le stime non vanno oltre le 5-7mila presenze.

Eppure l’investimento economico per un appuntamento che doveva apporre il sigillo della popolarità sulla campagna del «Sì» era stato importante, l’invito alla mobilitazione pressante anche attraverso l’uso dei social, i dettagli organizzativi curati con attenzione. La scintilla con il «popolo del sì», però, non è scattata.

E il giorno dopo la delusione dalle parti del Nazareno è palpabile. Tanto più che l’operazione di piazza non è neppure riuscita a cogliere l’obiettivo della grande riunificazione, con il solo Gianni Cuperlo presente e concentrato nel difficile tentativo di trovare un’intesa sulle modifiche alla legge elettorale. All’appello non rispondono né Pier Luigi Bersani né Roberto Speranza e lo stesso Cuperlo non si trasforma certo in un propagandista del ddl Boschi. Anzi ci tiene a puntualizzare che visto che «sono qui con le mie idee, aspetto un atto politico da Renzi altrimenti voto no».

L’addio alle piazze – o meglio l’addio delle piazze al richiamo della politica – è questione comunque trasversale. La disaffezione appare sempre più generale, come dimostra anche il Movimento 5 Stelle che quella stessa piazza aveva riempito nel 2013, per poi fallire il bis in occasione del comizio di Virginia Raggi (che però le urne poi riuscì a riempirle).

Stessa circostanza verificatasi poi nella manifestazione grillina davanti a Montecitorio in occasione della discussione del ddl sul dimezzamento delle indennità dei parlamentari. Una disaffezione che rende difficile fare previsioni sull’affluenza del prossimo 4 dicembre.

Di certo, però, c’è che anche il sondaggio Demos per Repubblica per la prima volta consegna al «No» un vantaggio di 4 punti. Un trend che potrebbe consolidarsi nelle prossime settimane.

 

 

Fonte: italiapatriamia.it

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