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L’Italia sarà cancellata dallo scontro tra continenti

 

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Si potrebbe pensare alle macchinine degli autoscontri che scivolano sulla pista e di tanto in tanto collidono. È così che funziona la Terra. Le automobili sono i continenti, e la pista è rappresentata dall’astenosfera, la parte più superficiale del mantello terrestre; uno strato caratterizzato da moti particolari che interferisce con quelli rocciosi soprastanti, determinando il tipico dinamismo delle terre emerse.

Così sono nate le montagne, così si sono formati i continenti. Una storia che prosegue da oltre quattro miliardi di anni, e ha portato a numerosi cambiamenti nelle caratteristiche strutturali del pianeta.

Duecento milioni di anni fa esisteva un unico blocco continentale, la Pangea, che iniziò a frantumarsi 180 milioni di anni fa, dividendosi in Laurasia e Gondwana. Dalla Laurasia si formarono l’Europa (e quindi l’Italia), il Nord America e l’Asia nord occidentale; dal Gondwana, Africa, Sudamerica, India e Australia. Oggi i continenti stanno continuando a scappare l’uno dall’altro, e già si prevede quel che potrà accadere fra 250 milioni di anni: la formazione della Pangea Ultima. Ancora un supercontinente. Il risultato della collisione fra Europa e Africa e dell’incontro/scontro fra Africa e Nord America. O potrebbe formarsi l’Amasia, dal confronto fra Asia e Nord America. L’Italia non ci sarà più, ma rimarranno le sue tracce sedimentarie intrappolate da qualche parte. Fra trecento milioni di anni, comunque, si tornerà a una nuova frammentazione, ciclo che continuerà a ripetersi finché il sole non esaurirà tutta la sua energia, trasformandosi in una gigante rossa e disintegrando (quasi) tutti i pianeti che gli girano intorno.

E i terremoti? Sono il motore di questi movimenti. A seguito dell’interazione fra le placche, infatti, i continenti si avvicinano o si allontanano, dando luogo alle aree di subsidenza e alle dorsali oceaniche. È il succo della cosiddetta tettonica a zolle.

Le prime riguardano lo scontro fra placche: una zolla s’insinua sotto l’altra, causando forti terremoti e potenti eruzioni. Si verifica in varie parti del mondo, ma l’esempio più efficace riguarda il punto di incontro fra la zolla delle Filippine e quella del Pacifico.

Qui sorge la fossa delle Marianne, il punto oceanico più profondo della Terra, circondato da numerosi vulcani sottomarini. La zolla pacifica è molto vasta, e dall’Oceania finisce per lambire i confini della placca nordamericana, altra zona fortemente sismica. La famosa faglia di Sant’Andrea è ricordata per avere ospitato alcuni fra i più potenti terremoti mai registrati dall’uomo. Scorre per oltre mille chilometri, attraversando la California, e toccando città popolose come Los Angeles e San Francisco. Da tempo si parla del pericoloso Big One, il famigerato terremoto che secondo alcuni esperti potrebbe addirittura staccare la California dal continente.

In corrispondenza delle dorsali oceaniche, invece, nuova crosta terrestre viene prodotta; e i continenti, anziché scontrarsi, si allontanano. Sono catene montuose sottomarine che arrivano a caratterizzare i fondali oceanici per una lunghezza complessiva che supera i 60mila chilometri. Vere e proprie faglie che riemergono, sputando fuoco. Le Azzorre sono un esempio. L’Islanda, un altro. Anche in questo caso i terremoti – più superficiali che altrove – sono all’ordine del giorno e giustificano ancora una volta il lento ma inarrestabile cammino dei continenti.

 

Fonte: ilgiornale.it

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