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MAFIE, IL GIUDICE GRATTERI: “POSSIBILE ABBATTERLE DEL 70%, MA IN PARLAMENTO NON CI SARA’ MAI LA MAGGIORANZA”

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“Io penso che bisognerebbe cambiare il codice penale nel rispetto della Costituzione, ma fare tante di quelle modifiche da non rendere conveniente delinquere” – Così il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ospite a Otto e mezzo su La7, sulle soluzioni da adottare nella lotta alla criminalità organizzata – “Si potrebbe fare in poco tempo e abbattere le mafie anche del 70% nell’arco di 5 anni” – “Glielo ha detto a Renzi?” – chiede la conduttrice Lilli Gruber – “Questo lo sanno tutti, io lo dico da 30 anni. Non ci sono i numeri in parlamento per risolvere il problema, perché il potere non vuole essere controllato. Creare un sistema giudiziario come voglio io è impossibile”.

Questele dichiarazioni del giudice che vanno con queste di qualche mese fa:

Il magistrato Nicola Gratteri dice di commettere sempre lo stesso sbaglio a tavola: promettere di rinunciare ai peccati di gola prima di partire per l’Emilia Romagna. A Correggio dagli uomini della scorta torna indietro una portata di patate al forno, e lui non si fa pregare. Gerace dista cento chilometri da Catanzaro, e Gratteri non si trasferirà all’eventuale ratifica da parte del Plenum del Csm della nomina a Procuratore capo della nevralgica direzione distrettuale di Catanzaro, che cambia la geografia giudiziaria calabrese. Ama il profumo della sua campagna, il legame con la terra da coltivare e i frutti che essa genera da condividere con gli uomini, le famiglie della scorta che nelle ultime settimane si è alzata di livello.

Gratteri, come detto in corsa per la nomina a capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, ha trascorso la vigilia di un passaggio professionale cruciale insieme ad Antonio Nicaso, l’amico di una vita. A Reggio Emilia, e dintorni, hanno animato la sesta edizione della rassegna Noi contro le mafie, patrocinata dalla Regione e dalla Provincia emiliana. Qui la domanda vetusta sulla presenza o meno della ‘ndrangheta, delle mafie, non è più all’ordine del giorno. Si è tenuta la prima udienza del maxi processo Aemilia, che vede coinvolti 147 imputati con la contestazione anche del reato di associazione di stampo mafioso, dentro all’aula speciale costruita nel cortile del tribunale di Reggio Emilia, considerata quale epicentro regionale del radicamento ‘ndranghetista.

Le aperture dei giornali locali, le locandine sono dedicate al possibile scioglimento per mafia del Comune di Brescello. Già martedì il Consiglio dei ministri potrebbe dare seguito alla relazione prefettizia concernente le infiltrazioni mafiose all’interno dell’apparato amministrativo.

Gratteri ha incontrato soprattutto i giovani, trasmettendo la consueta determinazione. I due sono stati i primi a denunciare l’assenza di anticorpi economici all’influenza del potere ‘ndranghetista anche nella terra dei Fratelli Cervi, permeabile al contagio mafioso. Minimizzare i costi, massimizzare i profitti con i servizi e la manodopera a basso costo offerti dalla ‘ndrangheta, un invito che alcuni imprenditori non hanno saputo respingere.

Gratteri e Nicaso lavorano a un nuovo libro dopo Oro bianco, che tratterà la connessione fra la corruzione e la ‘ndrangheta. O più precisamente come quest’ultima abbia utilizzato la corruzione per diventare classe dirigente. «La corruzione è sempre stata una strategia ed è stata anche la corruzione che ha portato la ‘ndrangheta ad affermarsi nel nord Italia. La ‘ndrangheta, grazie ai soldi del traffico di cocaina, è riuscita a corrompere pubblici funzionari, a fare eleggere propri rappresentanti e in sostanza a riprodurre gli stessi modelli che avevano garantito il potere ‘ndranghetista in Calabria», dice Nicaso. Nel breviario dal titolo essenziale Mafia (Bollati Boringhieri, 137 pagine, 10 euro) lo studioso canadese di origine calabrese osserva e spiega in maniera precisa come la corruzione sia diventata uno strumento di espansione delle mafie, integrate e intellegibili solo nel quadro delle relazioni, delle cointeressenze interclassiste che hanno sviluppato con il potere politico ed economico. La corruzione apre i varchi. Non c’è mafia senza corruzione e senza l’appoggio della politica.

fonte: http://www.minimaetmoralia.it

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