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#NORENZIDAY, OGGI IN PIAZZA PERCHÉ “DISTURBIAMO IL MANOVRATORE”: GLI ITALIANI SCENDONO IN PIAZZA CONTRO RENZI

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Dietro allo striscione “No alla controriforma, No al governo Renzi” firmato dal ‘Coordinamento No Sociale‘, è partito a Roma il corteo delle sigle sindacali e politiche per il “No” al referendum costituzionale. “Oggi è il ‘No Renzi Day‘ – è stato detto al megafono – una data che il presidente del Consiglio si dovrà scrivere sul calendario”. Partito da Piazza S.Giovanni, è arrivato al Colosseo, e sta sfilando per Via dei Fori Imperiali, per arrivare alla destinazione prevista in piazza Campo dè Fiori.

La mobilitazione, iniziata ieri con un’accampata sempre in piazza San Giovanni, è l’espressione di un No alla riforma costituzionale che si fa portatore di una denuncia sociale, a partire dal mondo del lavoro . Insegnanti, pensionati, lavoratori dei centri commerciali, addetti alle pulizie nelle Asl o sui treni, donne precarie che restano incinta. Il “No sociale” della piazza è un no a tutti i provvedimenti annunciati o approvati dall’esecutivo di Matteo Renzi.

La “Buona Scuola”? “Roba da mettersi le mani nei capelli”, racconta Giovanni, insegnante di matematica neopensionato (“grazie alla legge Fornero”). “Il meccanismo di strapotere dato ai presidi rende tutti i miei colleghi ricattabili. E toglie loro quella libertà di insegnamento che è alla base del nostro lavoro”. Poi ci sono i lavoratori del commercio, che si dividono tra voucher e turni di notte. “Con buona pace di qualsiasi vita privata e sociale”, chiosa Francesco, sindacalista. Non sembra andare meglio dalle parti dei servizi ferroviari.

Vorrei brevemente motivare perché questo meccanismo va a tutto vantaggio dei banchieri e a tutto svantaggio delle classi lavoratrici. La rapidità nel processo legislativo è una fregatura perché serve unicamente ad approvare leggi antipopolari prima che la gente si renda conto di quello che il governo vuole fare.

Prendiamo ad esempio la legge Fornero: è stata approvata in un paio di settimane ed è una delle peggiori leggi degli ultimi decenni. Prima che i lavoratori si rendessero ben conto di cosa avrebbe provocato la legge, questa era già approvata e come ben sappiamo è assai difficile riuscire a modificare una legge una volta che è stata varata.

La rapidità serve ad impedire all’opinione pubblica di avere il tempo per informarsi, discutere, formarsi un’opinione, eventualmente organizzare una lotta finalizzata alla modifica della legge. La rapidità che Monti ha praticato era motivata da uno “stato di emergenza” creato artificialmente con l’aumento dello spread. Dico artificialmente perché è bastato che – ad un certo punto – il governatore della Bce si dichiarasse determinato ad intervenire “con ogni mezzo a disposizione”, per fermare lo spread.

Com’è del tutto evidente, Draghi ha lasciato correre lo spread e la speculazione finché è servita per terrorizzare i cittadini e permettere di approvare leggi come la Fornero, l’inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione e il Fiscal Compact, dopodiché lo ha fermato, quando non serviva più per distruggere il welfare.

Il terrore propagandato dai mezzi di comunicazione di massa riguardo al fallimento del paese ha quindi permesso a Monti di far passare di corsa leggi antipopolari. Renzi vuole garantire al governo di essere rapido nell’approvazione delle sue leggi come fatto normale, fisiologico, previsto dalla Costituzione manomessa. Se passasse il Sì nel referendum, un prossimo governo potrebbe presentare al Primo di luglio un disegno di legge per abolire il Sistema Sanitario Nazionale e vederselo votato obbligatoriamente entro il 15 di settembre. In quel periodo difficilmente sarebbe possibile organizzare un’efficace risposta popolare e non è nemmeno detto che vi sarebbe il tempo di informare correttamente la gente delle implicazioni pratiche della scelta del governo.

Non si può infatti sottovalutare che tre canali televisivi sono in mano al governo, tre canali in mano a Berlusconi, così come i più grandi giornali sono in mano ad imprenditori che certo non fanno gli interessi delle classi lavoratrici

 

. L’intreccio tra potere del governo di imporre rapidamente le sue leggi e sistema informativo concentrato nelle mani di supporter del governo produce una situazione in cui il potere del popolo di “farsi sentire”, sostanzialmente scompare.

Al contrario vediamo bene come le migliori leggi a favore del popolo italiano siano state approvate dentro un grande dibattito e una grande partecipazione popolare: dallo statuto dei lavoratori all’istituzione del servizio sanitario nazionale fino al diritto al divorzio e all’aborto, il Parlamento ha fatto buone leggi perché sottoposto alla pressione di una opinione pubblica informata, che ha avuto il tempo di informarsi, di organizzarsi e di esprimersi.

Il processo legislativo veloce serve solo a chi vuole approvare provvedimenti antipopolari evitando che il popolo si renda conto di quanto sta succedendo. Noi abbiamo bisogno di rapidità nel trovare lavoro, nelle liste di attesa nella sanità, non nel fare le leggi.

Questo perché il sistema politico non è un tram in cui “non bisogna disturbare il manovratore”. Il sistema politico funziona bene solo se il manovratore è molto disturbato e le migliori leggi si sono fatte quando i governi cadevano se i lavoratori facevano uno sciopero generale.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it

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