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Renzi mortifica i pompieri mentre il Paese sta crollando

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L’ipocrisia sui vigili del fuoco impegnati nel sisma: fermi stipendi e assunzioni. E migliaia di precari presi in giro

 

Abbracci, ringraziamenti e pacche sulle spalle non bastano. I vigili del fuoco e i volontari ancora una volta non faranno mancare il loro aiuto alle popolazioni colpite dal terremoto ma allo stesso tempo rivendicano con forza il loro diritti di fronte a un governo che a parole manifesta loro stima e rispetto ma nei fatti li dimentica.

Due i fronti aperti per il premier Matteo Renzi. Il primo con il corpo dei vigili del fuoco che, sottolinea il sindacato Conapo, ha bisogno di 2.461 ulteriori assunzioni nei ruoli operativi per recuperare i tagli operati nel passato. Per fronteggiare l’ultimo evento sismico sono stati messi in campo immediatamente 980 vigili del fuoco che ovviamente vengono sottratti alla normale attività che svolgono quotidianamente per garantire la sicurezza dei cittadini. Non solo. I vigili del fuoco fanno notare di appartenere al corpo meno pagato tra tutti quelli dello Stato. Circa 300 euro in meno al mese rispetto ai poliziotti. Un’ingiustizia che poi si riflette anche sulla pensione. Eppure anche loro rischiano la vita per garantire la sicurezza dei cittadini.

Il secondo fronte aperto è quello dei cosiddetti discontinui. In sostanza vigili del fuoco «precari» che intervengono a chiamata. Daniele Caccamo, coordinatore nazionale, spiega che si tratta di circa 20mila persone che collaborano per le emergenze da anni e che ora rischiano di essere «rottamate» senza neanche un grazie. Renzi aveva promesso oramai quasi due anni fa di risolvere la questione assorbendo progressivamente tutti i «discontinui». Peccato che nell’ultimo bando di concorso il limite di età per l’accesso sia 37 anni. Ma sui circa 20mila precari, denuncia Caccamo, soltanto 3/4mila rientrano in quel limite dunque gli altri 15mila dopo anni di servizio a chiamata rischiano il limbo: troppo vecchi per essere assunti dunque precari a vita.

E ieri Renzi si è recato a Camerino e nei luoghi colpiti dal sisma come aveva fatto il 24 agosto scorso. Il premier ha annunciato i primi impegni presi per fronteggiare l’emergenza che riguarda in particolare circa 5mila sfollati. Subito 40 milioni di euro che rappresentano una goccia nel mare, soltanto «un primo segnale» per ammissione dello stesso Renzi che ha rivolto pure un appello al Parlamento, affinché «approvi in tempi rapidi» il decreto sul terremoto. Decreto che non deve essere riaperto, assicura il premier, ma su cui però si sta ancora discutendo. Un provvedimento che va approvato con urgenza e di cui Renzi rivendica la «filosofia innovativa» perché «molto più filo-aree terremotate». Il presidente del Consiglio è convinto che sarà possibile «ricostruire presto e in modo serio perché, ha aggiunto, «non possiamo immaginare di fare l’inverno in tenda, non bisogna metterle nemmeno le tendopoli». Dunque niente tende per il momento la soluzione sarà l’ospitalità in albergo. Tra i primissimi obiettivi la riapertura dell’Ateneo.

L’Autorità per l’energia annuncia di aver deciso la sospensione del pagamento delle bollette di luce, gas e acqua, emesse o da emettere a partire dal 26 ottobre per la popolazione delle zone colpite dalle nuove scosse di terremoto nell’Italia centrale.

 

Fonte: ilgiornale.it

 

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