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Renzi: “Una parte del PD si oppone a tutto”

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri, Palazzo Chigi, Roma, 10 luglio 2014. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

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Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi in visita a Città del Messico, ha incontrato i giornalisti per un breve colloquio:

“Ormai non è più una novità: su alcune questioni ci possono essere opinioni diverse ma nel Pd c’è ormai una parte che fa opposizione su tutto, dobbiamo prenderne atto. La decisione del referendum era stata presa tutti insieme, se qualcuno ha cambiato idea mi spiace ma non conta, perché tutti insieme andremo a chiedere il consenso ai cittadini”.

“Se qualche politico, anche del mio partito, ha cambiato idea sulla riforma e il referendum ce ne faremo una ragione – ha detto Renzi -. Quel che deve essere certo è che non ci fermiamo, noi comunque andiamo avanti”. E ha aggiunto: “Queste riforme riguardano il numero di politici ed è chiaro che parte dei politici non vuole cambiare perché si riducono le poltrone e il Senato non sarà più un luogo dove prendere lo stipendio”.

“Andremo comunque a chiedere il parere ai cittadini se dire sì o no alle riforme. Queste riforme riguardano il numero di politici ed è chiaro che una parte dei politici non vuole cambiare perché si riducono le poltrone e il Senato non sarà più un luogo dove molti politici potranno prendere lo stipendio – ha soggiunto il premier – si riducono i poteri delle regioni e gli stipendi dei consiglieri regionali, si elimina l’atteggiamento tipico delle regioni di fare i grandi investimenti promozionali per cui all’estero ci vanno le singole regioni. Sicuramente un elemento di chiarezza: una riforma che otterrà il consenso dei cittadini e va nell’interesse dei cittadini”. “Dopo trent’anni di chiacchiere è arrivato il momento di fare le cose, noi comunque andiamo avanti”, ha precisato.

La maggior parte della minoranza PD alla Camera, inclusi Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza  e Gianni Cuperlo, non ha sottoscritto la richiesta di referendum sul DDL Boschi che oggi è stato depositato in Cassazione. La scelta, secondo la sinistra, è collegata al fatto che “per galateo istituzionale”, sono le opposizioni a chiedere il referendum su una riforma, “se lo fa la maggioranza ha il sapore di chi si fa la legge e poi vuole il plebiscito, rischio che noi vogliamo evitare”.

La sinistra domanda che ad ottobre si possa votare sulla riforma “e non sul governo e nemmeno sul Pd”. La scelta di molti di coloro che appartengono alla minoranza alla Camera, non sarà però probabilmente seguita dai colleghi della stessa corrente in Senato. “Sono valutazioni che non nascono da un ordine di scuderia e non sono affatto legate alla nostra scelta sul referendum che sarà a favore della legge Boschi che abbiamo votato in Aula”, dichiarano dalla minoranza.

Il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato, una volta rientrato dalla Corte di Cassazione, dove ha depositato la richiesta di referendum confermativo sulla riforma costituzionale, ha scritto così su twitter:

“Depositate firme per Referendum Costituzionale: saranno cittadini a confermare riforma attesa da anni”.

Il senatore proponente Antonio D’Alì (FI), i senatori delegati Vito Crimi (M5S), Loredana De Petris (Sel), Gian Marco Centinaio (Lega) e la senatrice Cinzia Bonfrisco (Cor) hanno depositato presso la cancelleria della Corte di Cassazione le 103 firme dei senatori che non condividono la riforma costituzionale, ben oltre le 65 richieste, raccolte ieri pomeriggio a palazzo Madama per attivare la procedura di referendum popolare ai sensi dell’articolo 138 della Costituzione.

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