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Renzi vale zero, come la crescita del Pil

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L’Istat ha confermato la variazione nulla del Pil nel secondo trimestre 2016 e i dati aggiornati non fanno ben sperare: se crescono di poco l’agricoltura e i servizi, a trascinare in basso l’economia è l’industria (-0,6%). Il Bomba, che sperava in una sorpresa, ha dovuto mandare Padoan davanti alla telecamere a dire che “c’è crescita“. Peccato che questa crescita, già di per sé drogata dai profitti della criminalità, sia ad oggi meno della metà di quanto previsto dal Governo nei mesi passati. Se il Pil rimanesse fermo anche nel terzo e quarto trimestre, infatti, nel 2016 avremmo un misero +0,7% (fanalino di coda in Europa), contro il +1,6% sul quale il Governo ha costruito tutto l’impianto dei conti pubblici nella scorsa legge di Stabilità. Nel Documento di Economia e Finanza di aprile i tecnici del Governo hanno abbassato la cresta, sparando un +1,2% comunque lontanissimo dalla realtà.

Cosa succede quando un Governo sbaglia clamorosamente le previsioni sul Pil? Che i conti pubblici saltano: meno prodotto significa meno lavoro, e meno lavoro significa meno gettito e più spesa sociale. L’unico modo per continuare a stritolare le casse pubbliche dentro gli assurdi vincoli europei, quindi, è tagliare ancora la spesa sociale, ad esempio la sanità.

L’ideale, al contrario, sarebbe rilanciare gli investimenti produttivi, creando direttamente occupazione e domanda per le imprese, ma gli stessi vincoli europei lo impediscono con la regola del 3% deficit/Pil. Non a caso gli investimenti fissi lordi, in picchiata da anni, ricominciano a calare nel secondo trimestre (-0,3% sul primo) portandosi dietro l’industria e il lavoro. La domanda interna, che aveva beneficiato nel 2015 del fortunato contesto internazionale, è di nuovo ferma (+0,1% consumi famigliari, -0,3% consumi della Pa), e l’unico segno + è quello delle esportazioni (+1,9%), facilitate sia dall’euro debole, che è merito di Draghi, sia dalla deflazione, che rende più convenienti i nostri prodotti all’estero ma distrugge la domanda interna.
L’unico effetto dell’austerità è di costringere i cittadini italiani a nuovi inutili sacrifici, perché l’austerità distrugge il Pil e con esso l’occupazione e i conti pubblici. Lo hanno capito tutti, dopo 8 anni di crisi, ma il Governo del Bomba, che doveva rottamare il Pd, ha preferito continuare su quella strada e rottamare se stesso. È l’unica buona notizia.

 

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