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Senato: ecco cosa cambia in caso di vittoria del Sì

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Se passa il Sì al referendum del 4 dicembre prossimo, vi saranno sostanziali novità per quel che riguarda la composizione del Parlamento: in caso la riforma costituzionale venisse confermata dagli elettori, infatti, dalle prossime politiche l’elezione diretta riguarderà la Camera dei Deputati, mentre i senatori saranno consiglieri regionali e sindaci, oltre a cinque senatori, in carica per sette anni, scelti dal capo dello Stato. Viene poi sfoltito il numero dei senatori, che passerà da 315 a cento rappresentanti.

Resta ‘Senato della Repubblica’, ma a ben guardare si tratta di una dizione meramente formale, perché nel concreto rappresenterà le istanze dei territori: il numero dei seggi, per ciascuna regione, varia in base alla popolazione, ma non può essere inferiore a due, il sistema è quello proporzionale e si tratta – come già avviene per le province – di un’elezione di secondo livello. La riforma rimanda a una legge ordinaria, per la modalità di elezione del Senato, ancora da scrivere, e non è chiaro in che modo i cittadini potranno eleggere “direttamente” i propri rappresentanti, legando l’elezione al Senato con quella per le Regionali.

Spariscono i senatori della Repubblica, sostituiti da cinque nominati dal Presidente della Repubblica e scelti per “altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”, che resteranno però in carica per sette anni. La riforma non prevede alcuna indennità aggiuntiva per i nuovi senatori, mentre prevede l’immnunità parlamentare. Gli ex presidenti della Repubblica saranno di diritto senatori a vita, come previsto oggi dalla Carta, mentre chi è già senatore a vita non perderà il privilegio. La seconda Camera non sarà sciolta e rieletta in un’unica soluzione: il cambiamento sarà graduale e man mano che le Regioni andranno al voto, i suoi membri saranno sostituti.

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