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Severino Antinori accusa l’infermiera spagnola: “Mi ha costretto ad avere rapporti se***uali”

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Ci sarebbe una macchinazione a sfondo sessuale dietro le accuse fatte contro il ginecologo Severino Antinori, a processo per un presunto prelievo forzoso di ovuli da una giovane infermiera spagnola della clinica Matris di Milano, la stessa che ha denunciato il medico. Davanti ai giudici del Tribunale di Milano, Antinori ha dichiarato di essere stato costretto ad avere un rapporto sessuale con quella ragazza.

Il primo incontro tra Antinori e la ragazza spagnola risale al 2015, in club di Siviglia, presentata da un’amica: “Notai subito che aveva una forte attrazione per me. Mi prese per mano e mi potrò nella mia camera di albergo. Lei voleva avere un rapporto. Io inizialmente rifiutati, ma lei insisteva. Così dopo qualche ora, mi sono sentito costretto. Dopodiché l’ho mandata via dall’hotel pregandola di non richiamarmi”. Il racconto di Antinori non è proprio compatibile con quanto dichiarato dalla ragazza, che anzi ha detto di aver rifiutato le sue avances perché “era più vecchio di mio padre”.

Antoninori ha tirato fuori anche un secondo episodio, ben più rovente, avvenuto a Milano nel marzo 2015: “Una sera ero con la mia compagna di allora all’hotel Marriot, dove soggiornavo. La spagnola è entrata nella mia stanza e mi ha tirato giù i pantaloni. Io ero infuriato. Poi mi accorsi che mi erano spariti un orologio Rolex e 700 euro. Lei era molto attratta dai Rolex. E aveva bisogno di soldi, mi chiedeva sempre denaro. Una volta mi supplicò dicendo che sua madre stava morendo. Le diedi 2mila euro”.

Secondo il ginecologo, la ragazza non solo ha insistito per avere più volte rapporti se***uali, ma anche per sottoporsi all’operazione di prelievo degli ovuli: “Io volevo mandarla via, ma lei ci ha tampinati, tornava sempre, ho detto anche alle mie segretarie di mandarla via. Siamo stati turlupinati da lei”. Quando poi c’è stata l’operazione: “era tranquilla e quando si è svegliata l’unica sua preoccupazione è che non ha trovato il telefono nella borse che, diceva, le serviva per chiamare la mamma”.

libero quotidiano

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