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Terremoto,due mesi dopo

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Sono trascorsi due mesi da quando, nel pieno della notte, si è aperto uno squarcio al centro dell’Italia. Alla disperazione, a chi ha perso tutto, la macchina dell’emergenza ha risposto con rapidità ed efficacia grazie al contributo chi ha dato tutto, lavorando giorno e notte. Adesso, due mesi dopo, siamo al dopo. Lì, tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, non ci sono grandi città, ras di partito, grandi imprese o sponsor nei Palazzi che contano. Nessun santo in paradiso: ecco perché in questa ricostruzione lo Stato deve entrarci con tutte le scarpe

Mentre il decreto sul sisma deve ancora compiere il suo iter in Parlamento sono state sbloccate alcune risorse e l’Italia sta facendo il tiro alla corda con l’Ue per sapere quanto la lasceranno sforare dal cappio del pareggio di bilancio. Per i fondi da destinar al sisma. Nel frattempo però, nei luoghi spazzati dal terremoto, è quasi tutto fermo. Viene gestito l’ordinario, prosegue il monitoraggio sull’agibilità degli edifici, alcune strutture sono state abbattute e altre messe in sicurezza. E’ tutto.

Un esempio tra mille della situazione attuale: queste immagini le abbiamo girate vicino a Montegallo (AP) e mostrano l’esterno della chiesa di Santa Maria del Pantano è un gioiello dei monti Sibillini, profondamente ferita dal terremoto. Si può vedere come l’intervento compiuto fino ad ora per tutelare questo bene di pregio culturale e antropologico sia assolutamente superficiale e insufficiente: un telo di copertura e qualche corda legata alla meno peggio: nient’altro. E questa è la normalità.

Quei territori invece dovrebbero brulicare di mezzi, esperti, squadre che si alternano a ritmo sostenuto tra messa in sicurezza, abbattimento e ricostruzione. Così non è, basta andare a farsi un giro in quei luoghi e chiedere ai cittadini che vivono nel “cratere” e delle difficoltà che devono affrontare per continuare a vivere tra le macerie.

Intanto arriva l’inverno, che da quelle parti si porterà via almeno quattro mesi durante i quali pioggia, neve e ghiaccio si insinueranno tra le lesioni nelle abitazioni e tra le macerie, con il rischio di creare ulteriori crolli e conseguente lievitazione dei costi. Nel frattempo gli allevatori continuano ad aspettare le strutture di ricovero per i loro animali, che stanno rischiando di morire per il freddo.

Rapido impiego di risorse e di forze sul territorio sono fondamentali per scongiurare lo spopolamento e una ricostruzione che si perda negli anni tra lungaggini. Il terremoto è una questione di Stato e l’Italia ha tutto quello che serve per realizzare questa operazione. Ogni giustificazione sarà una scusa.

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